LA RAPPRESENTANZA SINDACALE

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DI LEONARDO DE ANGELIS

Spesso amici e colleghi mi hanno chiesto quali sono le differenze tra una RSU (Rappresentanza Sindacale Unitaria) ed RSA (Rappresentanza Sindacale Aziendale). Oltre alla risposta canonica – le RSU sono elette dai lavoratori, le RSA sono nominate dalla sigla sindacale di appartenenza, arricchivo sempre la risposta con la seguente metafora: le RSA sono marionette con poca autonomia e con i fili ben saldi in mano ai funzionari sindacali, le RSU sono invece degli interpreti liberi della volontà delle lavoratrici e dei lavoratori che rappresentano.

E questa differenza non è da poco e l’abbiamo più volte apprezzata ai tavoli delle trattative quando, come RSU di Roma, abbiamo liberamente firmato o, molto più spesso, non firmato accordi contro il parere del nostro funzionario nazionale, mentre le RSA delle altre sedi aziendali dovevano rispettare i suoi diktat pena l’estromissione dal ruolo di rappresentante sindacale

Quindi l’RSU è un modello certamente più democratico soprattutto se, come nel nostro caso, ogni importante decisione, ogni firma viene sempre avallata o meno dal voto vincolante dei lavoratori in assemblea, e, anche in questo momento difficile di crisi sanitaria in cui le assemblee in presenza sono praticamente impossibili, non abbiamo smesso di consultare lavoratrici e lavoratori grazie agli strumenti informatici che, anche per il mestiere che facciamo, utilizziamo ormai quotidianamente.

Ma è veramente democratico ed efficace l’attuale insieme di regole che permettono l’elezione libera di una RSU in tutti i posti di lavoro?  La risposta è no. Leggi, contratti, cavilli voluti da CGIL CISL UIL con l’avallo dei vari governi sia di sinistra che di destra si sono succeduti hanno creato una serie di lacciuoli che rendono possibile e semplice l’indizione e la partecipazione alle elezioni delle RSU delle liste della triplice, per gli altri un percorso ad ostacoli e, spesso, veti che non permettono una reale partecipazione libera e democratica.

Emblematica la situazione che si è verificata nella mia azienda. Nel Novembre 2016, dopo una complessa vicenda di mobilità ed accordi truffa firmati dalle RSA CGIL, mi dimetto, insieme ad altri compagni, da RSU di Roma, esco dalla CGIL ed entro in USB. La RSU decade essendo rimasto un solo rappresentante CGIL e USB mi nomina RSA. La nomina viene respinta dall’Azienda. Allora raccogliamo le firme per indire le elezioni della RSU ma l’azienda, spalleggiata da Unindustria, dice che USB, non essendo firmataria del CCNL Nazionale, non le può indire. Quindi iniziamo una lunga battaglia con la CGIL per farle indire le elezioni e finalmente, a fine giugno 2017 ci sono queste benedette elezioni alle quali possiamo partecipare solo dopo presentazione di una cinquantina di firme (CGIL partecipa di diritto) e che vinciamo a mani basse con un roboante otto a uno.  Una fatica indescrivibile per ottenere quello che dovrebbe essere un diritto democratico sancito dalla legge.

Ed il vulnus democratico non finisce qui perché abbiamo si conquistato il diritto a rappresentare come RSU le lavoratrici ed i lavoratori che ci hanno votato e come RSU abbiamo tutte le agibilità necessarie per svolgere al meglio il nostro compito ma, USB, il sindacato di nostro riferimento e che in azienda visto il risultato delle votazioni è largamente il sindacato più rappresentativo, deve rimanere fuori dalla porta quando incontriamo l’azienda e Unindustria e questo sempre per le famose leggi, contratti e cavilli voluti da CGIL CISL UIL!

Se tutto il sindacato conflittuale, almeno su questo punto della democrazia, non si unisce ed inizia una campagna generale sia per l’elezione delle RSU in tutti i posti di lavoro che per modificare accordi, contratti e leggi che sono state costruite ad arte per limitare al massimo le libertà sindacali, saremo costretti per sempre a utilizzare enormi energie solo per avere ciò che ci spetterebbe di diritto!