TUTTE/I INSIEME IN LOTTA IL 4 FEBBRAIO

Comunicato stampa intersindacale

Le organizzazioni CGT, FSU, Solidaires, UNEF, UNL, MNL, FIDL si sono riunite come gruppo intersindacale alla fine dell’anno, segnate dalla pandemia e dalle sue conseguenze sanitarie, economiche e sociali. Queste sono aggravate da decisioni governative disastrose per il mondo del lavoro e per i giovani.

Le nostre organizzazioni hanno deciso di avviare un processo di mobilitazione e di iniziative per tutto il mese di gennaio fino ai primi di febbraio per il mantenimento e lo sviluppo dell’occupazione e dei servizi pubblici, contro la precarietà del lavoro.

Questo processo si baserà sulle mobilitazioni di settore già programmate, come quelle indette con gli appelli per la sanità del 21 gennaio, per la scuola del 26 gennaio e per il settore dell’energia del 28 gennaio, tutti quanti impegnati anche nella difesa e nello sviluppo di tutti i servizi pubblici.

In questo contesto, e questo non è trascurabile, gli attacchi liberticidi del governo si stanno moltiplicando.

Le nostre organizzazioni continuano a combatterli.

Il piano di ripresa annunciato dal governo non è affatto un piano per rompere con le politiche di riduzione dei posti di lavoro, con la pressione sui salari e sulle condizioni di lavoro e con l’indebolimento della protezione sociale. Essa fa sprofondare gran parte della popolazione, in particolare i giovani, nella precarietà e nella povertà.

D’altra parte, chi se ne avvantaggia sono sempre gli stessi, e quindi le aziende meno colpite dalla crisi saranno quelle che beneficeranno maggiormente dei tagli fiscali.

Ciò significa che gli aiuti pubblici devono essere controllati e condizionati socialmente ed ecologicamente. Abbiamo bisogno di un vero piano di ripresa che combini massicci investimenti pubblici e sostegno al reddito delle persone più vulnerabili o precarie.

Questo governo sta prendendo la strada opposta.

Senza nulla per i bassi salari, il ministro del Lavoro annuncia, quasi come una provocazione, un aumento inferiore all’1% per il salario minimo per il 2021. In questo modo la tariffa oraria passerà da 10,15 a 10,25 euro.

Nulla neanche per i “primi nella corvée” (un termine usato nella polemica politica francese per indicare i lavoratori più “umili”: badanti, cassiere dei supermercati, spazzini…), esposti fin dall’inizio della pandemia, tutti quanti destinati ad attendere un’ipotetica trattativa nelle loro categorie alla fine del 2021.

Niente per le/i badanti che denunciano un’ulteriore modifica al ribasso e molti operatori dimenticati. Niente per tutti i dipendenti pubblici il cui indice salariale rimane congelato. Niente per il personale delle scuole pubbliche, mentre la finta consultazione intorno alla grande riforma dell’istruzione, disertata dalla maggioranza dei sindacati, si è arenata.

Le cifre sono chiare: il 47% dei giovani è preoccupato per il proprio lavoro e il tasso di disoccupazione giovanile ha superato il 20%. Il secondo lock down li ha fatti sprofondare in un’estrema precarietà. Molti di loro non hanno abbastanza da mangiare. A ciò si aggiungono la difficoltà di seguire corsi a distanza, la paura del fallimento e il forte disagio psicologico. Con misure insufficienti, restrittive e incoerenti, il governo sta sacrificando un’intera generazione!

Non passa giorno senza che venga annunciato un nuovo piano per tagliare i posti di lavoro, chiudere le imprese o ristrutturare e ridurre i servizi.

Le riforme che si sono succedute, tutte fortemente contestate, facilitano i licenziamenti e i tagli di posti di lavoro sia nel settore privato che in quello pubblico. Anche in questo caso non esiste un piano di risanamento o di disgregazione, ma il perseguimento dello stesso obiettivo liberale di disgregare l’apparato produttivo e i servizi pubblici.

Affermiamo, al contrario, che la risposta alle esigenze dell’intera popolazione, il futuro dei giovani e il successo della transizione ecologica richiedono la creazione di milioni di posti di lavoro. Ciò richiede anche la suddivisione e la riduzione dell’orario di lavoro.

Nel settore della sanità, ad esempio, mentre il governo è indeciso sulle misure da adottare per evitare il sovraffollamento nelle unità di terapia intensiva, è necessario creare 400.000 posti di lavoro negli ospedali, nelle case di riposo e nella cura dei malati e delle persone che perdono la propria autonomia. Le esigenze sono altrettanto grandi anche in tutti gli altri servizi pubblici.

È innegabile oggi, dopo la carenza di mascherine della scorsa primavera, che dobbiamo trasformare parte della nostra produzione, in particolare di quella industriale. Essere in grado di produrre farmaci, attrezzature mediche e protettive, di fronte a ciò che stiamo attraversando non può più essere oggetto di dibattito.

Per questo motivo le organizzazioni CGT, FSU, Solidaires, UNEF, UNL, MNL, FIDL propongono un processo di mobilitazione e di iniziative a partire da gennaio. Nei territori e nei luoghi di lavoro devono svilupparsi iniziative locali, volantinaggi, assemblee generali. Dobbiamo fare della seconda metà di gennaio un periodo di mobilitazione professionale per l’occupazione con, in particolare, tre giornate centrali in materia di sanità il 21, di scuola il 26 e di energia il 28 gennaio.

Le organizzazioni firmatarie chiedono, in una dinamica di convergenza e di rafforzamento delle lotte, un momento comune interprofessionale forte di mobilitazioni e di scioperi per il 4 febbraio 2021.

Intersindacale, 22 dicembre 2020

 

Nota:

Spiegazione delle sigle