CRESCE LA SOLIDARIETÀ INTERNAZIONALE TRA I LAVORATORI DELL’AUTO

Foto di Joe Biden for president da Flikr

DI FABRIZIO BURATTINI

Con la creazione del gruppo Stellantis, che ha messo insieme i marchi di proprietà di Peugeot (attraverso la holding PSA), cioè la Peugeot, appunto, ma anche l’altro grande marchio francese Citroën e la sua derivata DS, la tedesca Opel, la britannica Vauxhall e la fabbrica di componentistica Faurecia, e quelli di proprietà della FCA, cioè Fiat, Alfa Romeo, Abarth, Lancia, Maserati, e quelli statunitensi Chrysler, Ram, Dodge, Jeep, SRT e Mopar, si è formato un nuovo grande gruppo automobilistico, il 4° nel mondo dopo la tedesca Volkswagen, la giapponese Toyota e l’altra grande francese Renault, subito prima della statunitense General Motors.

La conclusione del processo di fusione ha impegnato per mesi gli analisti per decidere se di vera e propria fusione si trattasse o se invece non fosse in sostanza un’acquisizione della FCA da parte della PSA francese. Tutto ciò non ci appassiona; a noi interessa soprattutto capire che prospettive si preparano per le lavoratrici e per i lavoratori del gruppo, 400.000 dipendenti, equamente divisi tra le due holding di provenienza (FCA e PSA), sparsi negli innumerevoli stabilimenti presenti in 14 paesi del mondo.

Le economie di “sinergia” che come in ogni fusione sono uno degli obiettivi dell’operazione, che ricadute avranno sui livelli occupazionali e sull’organizzazione della produzione? Queste economie, che dovrebbero far risparmiare agli azionisti ben 5 miliardi l’anno (sui circa 180 miliardi di fatturato prevedibili), come verranno realizzate? Si farà come nella precedente acquisizione della Opel da parte di PSA che ha fatto perdere circa 5.000 posti di lavoro?

I primi segnali sono tutt’altro che buoni. L’amministratore delegato del nuovo gruppo, Carlos Tavares, ha evocato nelle scorse settimane la necessità di flessibilizzare i dieci turni con i quali è organizzato il lavoro nello stabilimento Opel di Eisenach, nella Turingia tedesca, dove viene prodotto il SUV Grandland. E lo stesso Tavares ha alzato i toni contro il governo britannico che ha previsto di vietare in tutto il Regno unito i motori a combustione a partire dal 2030: Stellantis chiede contributi statali per molte centinaia di milioni di sterline per riconvertire all’elettrico lo stabilimento Vauxhall di Ellesmere Port, minacciando altrimenti di mandare a casa migliaia di lavoratori.

Lo sciopero di gennaio dei lavoratori del nuovo stabilimento PSA di Kénitra in Marocco per ottenere salari più alti e migliori condizioni di lavoro è stato spezzato grazie all’intervento poliziesco e militare chiesto dall’azienda. Si tratta di uno stabilimento che produce 90.000 auto l’anno (ma che punta a produrne almeno 200.000), dove gli operai vengono pagati meno di 250 euro mensili. Il sindacato francese CGT ha espresso piena solidarietà ai colleghi marocchini. Analoghi messaggi anche dai sindacati tedeschi.

In Polonia Stellantis vuole riconvertire, almeno in parte lo stabilimento Opel di Gliwice e occupare i lavoratori a condizioni molto peggiori (orario annuale di lavoro, 18 turni settimanali, non pagamento delle maggiorazioni del lavoro del sabato e dei festivi, ecc.). La strategia di Stellantis è la combinazione geometrica di quelle di FCA e di PSA: fare maggiori profitti, tutto a spese delle lavoratrici e dei lavoratori, far lavorare di più pagando di meno. Non a caso, rimanendo in Polonia, a Tychy è stato cancellato il bonus di presenza di 20 euro mensili.

Proprio in questi giorni Stellantis si è incontrata a Melfi con i rappresentanti dei sindacati italiani firmatari del contratto collettivo specifico (CCSL) dell’Automotive. Dalle prime indiscrezioni sembra che ci siano tutti gli elementi per dover temere una drammatizzazione della situazione. E da coloro che si inchinarono 10 anni fa al ricatto di Marchionne non c’è da aspettarsi molto di diverso di fronte a Tavares.

Altri effetti della nuova fusione si vedono già nella drastica ridefinizione dell’organizzazione del lavoro nello stabilimento statunitense della Chrysler di Sterling Heights (presso Detroit, nel Michigan), che l’azienda, con la totale connivenza del sindacato UAW vuole imporre, a partire da lunedì 5 aprile. La settimana lavorativa verrà di colpo portata da 40 a 84 ore, con due turni di lavoro ogni giorno di 12 ore ciascuno, con 4 squadre che si alterneranno sulle linee, una settimana due squadre, l’altra le altre due. Gran parte degli operai dello stabilimento si oppongono a questa nuova organizzazione del lavoro, per l’intensificazione dello sfruttamento che comporta, e per i danni economici quanto ad azzeramento degli straordinari.

Union-net.it ha già pubblicato l’appello di numerosi delegati e delegate in solidarietà con i loro colleghi statunitensi per uno sciopero che si svolgerà degli stabilimenti italiani ex FCA, ora Stellantis di Melfi, Pomigliano, Mirafiori, Cassino, Sevel Val di Sangro e Termoli, il 1° aprile prossimo.