APPUNTI PER UNA NUOVA UNITÀ DEL SINDACALISMO CONFLITTUALE

DI SERGIO BELLAVITA

USB ha tenuto nei giorni scorsi una riunione aperta con l’obbiettivo di costruire un’alleanza contro il governo Draghi e le politiche che, presumibilmente, metterà in campo. Altre organizzazioni sindacali come Si Cobas sono impegnate nella costruzione di un fronte unico dichiaratamente anticapitalista. Altre ancora, come ADL Cobas, SialCobas e CLAP ragionano su forme di intersindacalità. Dopo anni di frantumazione pare che ci siano, sebbene ancora embrionali, segnali di ripensamento rispetto ad una rissosità esasperata e ad una concezione settaria ed autoreferenziale della propria organizzazione. Segnali che testimoniano una ritrovata consapevolezza dei limiti oggettivi e soggettivi di ogni organizzazione.

La questione tuttavia è di fondo. E’ sufficiente la costruzione di un’unità di scopo tra diverse organizzazioni oppure è necessaria una profonda riflessione su obbiettivi, strategie, linguaggio e modalità di costruzione del movimento ?

La mia personale opinione è che l’unità sia un presupposto irrinunciabile anche e soprattutto quale diritto delle lavoratrici e dei lavoratori, ma non  sufficiente.

Il mondo è profondamente cambiato sotto il peso di una cocente sconfitta di un modello economico, sociale e politico alternativo. Il governo Draghi è l’emblema della profondità della crisi del capitale e della democrazia formale, espressa nella perenne instabilità, nella concentrazione di ricchezza, nella turbinosa velocizzazione dei processi e nell’asservimento diretto della politica parlamentare alla finanza ed alle classi dominanti. Tuttavia la nomina di Draghi simboleggia anche la fine, per consunzione progressiva, della rappresentanza sociale e politica delle classi subalterne dopo due secoli in cui ha giocato un ruolo spesso determinante nel fronteggiare le pretese del capitalismo riuscendo persino ad imporre un modello sociale e istituzionale fondato sull’universalità (formale) dei diritti e dei servizi.

Il blocco sociale di riferimento non esiste più politicamente, culturalmente e anche economicamente se si considera la profonda stratificazione interna alla classe che tutta insieme scivola sempre più giù ma mantenendo e spesso acuendo le differenze interne. Lo testimoniano gli effetti drammatici della pandemia sulla condizione di milioni di persone. Il lavoro salariato a tempo indeterminato pubblico e privato è quello meno o per nulla toccato dalla crisi economica innescata dalle misure anti covid-19. Mentre precari, partite iva e molti piccoli imprenditori sono precipitati in una condizione drammatica. Così come il progressivo passaggio dallo stato sociale al sistema cosiddetto di Workfare è ulteriore fonte di diseguaglianze.

In sostanza il combinato disposto dei processi politici, economici e sociali consegna un quadro di grande frammentazione e arretramento che impone una riflessione sul che fare rispetto alla necessità della ricostruzione di  una nuova soggettività di classe.

Non è ipotizzabile una riedizione delle lotte operaie del secolo scorso, oltre al mutato scenario pesano la parcellizzazione del soggetto, la crescente automazione, la scomparsa delle grandi fabbriche e a tutto ciò si aggiunge una complessità sociale inedita.

Per alcuni aspetti il quadro assume contorni ottocenteschi ma in una chiave di dispersione del pensiero collettivo a tutto favore di un individualismo e qualunquismo alimentato dal  mondo dei social.

I bisogni materiali e immateriali appaiono il tema centrale su cui ipotizzare un lavoro di medio lungo periodo in un quadro di politica contrattuale di riunificazione e di mantenimento di un ruolo attivo nel promuovere le lotte, dal salario alla difesa dell’occupazione contestualmente alla rivendicazione di un reddito incondizionato.

Mutualismo, reti di solidarietà per quanto possibile estranee alle logiche di mercato, difesa del territorio e la prioritaria  questione ambientale.

Un sindacalismo che voglia misurarsi con questi obbiettivi, in una fase così complicata, non può non rinnovare pratiche, linguaggio e immaginare un percorso di ricostruzione di un immaginario collettivo, di un’ipotesi anticapitalista finalmente emancipata dai tragici errori e orrori del socialismo reale.

Idee, pensieri e ipotesi in un momento in cui nessuno, con un minimo di equilibrio può pensare che la soluzione sia a portata di mano.

1 Trackback / Pingback

  1. 2021 . 10 – Ottobre – Senti le rane che cantano

I commenti sono bloccati.