AVANTI RIDERS! VERSO IL 26 MARZO, IL PRIMO MAGGIO E OLTRE…

INTERVISTA A TOMMASO FALCHI – RIDERS UNION BOLOGNA

DI AGOSTINO GIORDANO

Le lotte dei Riders hanno conquistato più volte la ribalta della scena sindacale e politica, anche nazionale. Con il perdurare della pandemia e dei vari “lockdown”, il loro lavoro è aumentato esponenzialmente, così come sono aumentate per loro le situazioni di disagio lavorativo, di sfruttamento e di ricatto salariale.

Nei mesi scorsi i Riders hanno dato vita a importanti e significative mobilitazioni, soprattutto contro l’accordo separato, firmato nell’ottobre del 2020 da UGL e Assodelivery (l’associazione che rappresenta la maggior parte dei gruppi del settore della distribuzione a domicilio, fra cui Glovo, Just Eat, Uber Eats, Deliveroo, Social Food).

Un accordo tutt’ora in essere che ha mantenuto sostanzialmente invariate le condizioni del settore e ha confermato bassi salari, precarietà e non ha riconosciuto importanti diritti quali ferie, malattia e maternità.

Il 24 febbraio scorso i Riders sono tornati alla ribalta mediatica perché dalla procura di Milano si è diffusa la notizia di una maxi-inchiesta (condotta in maniera congiunta con la Guardia di Finanza) che mette sotto accusa le principali piattaforme della distribuzione del cibo a domicilio, proprio quelle aderenti ad Assodelivery, apertamente accusate dagli inquirenti di “sfruttamento del lavoro”.

Il procuratore capo Francesco Greco ha parlato senza mezzi termini di “schiavismo” e, oltre a essere stati denunciati gravi casi di sfruttamento e varie inadempienze, sono stati anche calcolati circa 733 milioni di euro di ammende per violazioni di norme su salute e sicurezza.

Inoltre, ai padroni sotto indagine, è stata anche imposta l’assunzione di 60.000 lavoratori in tutta Italia.

Una notizia questa che “Il Manifesto” ha riportato lo scorso 25 febbraio in una prima pagina già diventata da collezione, grazie alla tradizionale abilità dei titolisti, che recitava a caratteri cubitali “Ride bene chi rider ultimo” (titolone impresso su una delle tante immagini dei riders in lotta con i pugni alzati).

A tal proposito abbiamo intervistato Tommaso Falchi (Riders Union Bologna), che è fra i promotori e gli organizzatori delle lotte e delle mobilitazioni dei Riders del capoluogo emiliano-romagnolo sin dagli inizi.

  • Innanzitutto, cosa pensi di questa inchiesta?

Si tratta di un’indagine gigantesca che non ha precedenti e che parte da Milano e che vede tra i protagonisti il procuratore capo Greco, un volto noto e autorevole, uno di quelli che ha seguito ai tempi “Tangentopoli” e “Mani Pulite”. Non a caso fra noi Riders circola la battuta che questa è la “Tangentopoli del food delivery” perché è un’inchiesta che attacca frontalmente le grandi piattaforme e denuncia, dopo un’indagine capillare durata anni, quello che noi diciamo da tempo e denunciamo in tutti i modi: ovvero che queste piattaforme sostanzialmente ci sfruttano – Greco ha addirittura usato la parola “schiavismo” – che questo non è più possibile, che ai Riders vanno riconosciuti tutele e diritti pieni. Per tali motivi vengono date multe salatissime alle piattaforme, in particolare per mancanze su salute e sicurezza. Inoltre, altra cosa importante, viene richiesto alle piattaforme di assumere 60.000 fattorini in tutta Italia, che lavorano per Assodelivery. Viene detto chiaramente che anche attraverso un’App, anche attraverso un algoritmo, c’è comunque un’eterorganizzazione. Noi siamo sorvegliati dall’algoritmo con il GPS, ci dicono quando e come lavorare e quanto tempo metterci. Se tu non sei – per così dire – performativo, perdi punti in classifica e quindi perdi la possibilità di lavorare. Di conseguenza bisogna assumere i Riders come dei veri e propri dipendenti: questo dice l’inchiesta ed è una cosa importantissima che dà ragione a noi rispetto alle mobilitazioni di questi anni, fatte in tutta Italia e in tutti i modi.

  • Secondo te ci saranno ripercussioni sui vari territori? Proprio lo scorso 25 febbraio avete svolto un’assemblea nazionale, quali saranno i prossimi appuntamenti che avete deciso di organizzare?

Abbiamo già riscontrato che le ripercussioni sui territori sono positive. Tra l’altro, la notizia di questa maxi-inchiesta – che sicuramente ci dà ancora più carica – è stata diffusa il 24 febbraio, proprio il giorno prima di un’assemblea nazionale che avevamo già in programma, da svolgere ovviamente on line. Infatti, il 25 febbraio abbiamo svolto la nostra assemblea, convocata sulla base di punti precisi all’ordine del giorno: no al contratto Ugl-Assodelivery, no al cottimo, sì a una paga fissa oraria, sì a un monte ore garantito, sì ai diritti sindacali, etc… In quella assemblea volevamo che da una parte ci fosse un confronto fra il più ampio numero possibile di città – proprio per allargare la nostra rete nazionale Riders per i diritti – e dall’altra parte rilanciare un piano di mobilitazione. Possiamo dire che entrambi gli obiettivi sono stati raggiunti, perché è stata un’assemblea partecipatissima: c’erano più di 35 città presenti, abbiamo fatto un denso confronto su tutti i punti e abbiamo lanciato la data del 26 marzo: una giornata di mobilitazione e di sciopero dei Riders in ogni città, dislocata appunto sui territori. La giornata sarà caratterizzata da parole d’ordine comuni e invita a partecipare anche tutte e tutti, in particolare tutte quelle realtà, quei soggetti e quei settori che sono colpiti dalla crisi. Il nostro slogan è sempre stato “non per noi ma per tutti”, l’invito è quindi a unirsi alla lotta dei Riders e organizzarsi insieme dal basso per richiedere diritti, tutele, welfare e reddito per tutte e tutti. Ovviamente, guardando anche al primo maggio…    

  • Quali sono stati i momenti ed i fatti più significativi che vi avevano portato all’assemblea del 25 febbraio?

Prima e dopo la firma la firma dell’accordo separato Ugl-Assodelivery dell’ottobre dello scorso anno, fino alla fine dell’autunno, le mobilitazioni e gli scioperi sono stati davvero tanti e significativi in tutta Italia, soprattutto per esprimere in maniera netta la contrarietà dei Riders a quell’accordo. Il nodo è tutto lì perché quell’accordo mantiene tutt’ora in vita una sorta di regime di falsa autonomia, perché noi veniamo considerati ancora lavoratori autonomi e non introduce nessun tipo di tutela e di garanzia e in particolare mantiene la paga a cottimo e su quello noi ci siamo mobilitati. Le mobilitazioni sono state davvero forti e il 30 ottobre scorso abbiamo anche dato vita a un importante e partecipato sciopero nazionale. Dopo quello sciopero siamo stati riconvocati al ministero del Lavoro e delle Politiche sociali per partecipare a un tavolo di trattative che stava andando avanti con difficoltà e che poi si è interrotto con la caduta del Governo Conte bis. Ovviamente e nel frattempo, le piattaforme si sono fatte nebbiose, anche se va detto che Just Eat è uscita da Assodelivery ed ha aperto alla possibilità di assumere i Riders come dipendenti: questa è una crepa importante che si è aperta nel fronte padronale, ovviamente soprattutto grazie alle varie mobilitazioni e alle varie cause che stiamo portando avanti in tutta Italia. Questo è un fatto importante da segnalare. Per quanto riguarda il resto delle piattaforme tutto tace e anche per questo è necessario rilanciare le lotte e le mobilitazioni.

  • Quanto è importante per voi che i fronti delle lotte si unifichino e quanto è importante che gli scioperi e le mobilitazioni siano unitari e il fronte dei sindacati – in particolare quelli antagonisti ed extraconfederali – sia unito?

Queste cose per noi sono fondamentali e come Riders ci mettiamo a disposizione di ciò, essendo la nostra una lotta vera e possiamo dire anche molto attenta al rispetto delle altre lotte. Noi cerchiamo davvero di mettere sempre in pratica il nostro slogan “non per noi ma per tutti”.  Per noi è importantissimo allargare il fronte delle lotte essendo noi una minima parte della forza lavoro precaria, ricattata e sfruttata in questo Paese. Questo lo sappiamo benissimo e però cerchiamo di mettere a disposizione il più possibile questa figura simbolica che è diventata il Rider per parlare a tante e tanti. La mettiamo a disposizione per dire che nella nostra società, a maggior ragione dopo questo anno di pandemia in cui la crisi economica e sociale la stanno pagando i più deboli e i più poveri sulla propria pelle, è più che mai necessario unirsi dal basso. La giornata del 26 marzo, guardando al primo maggio, può essere una buona occasione per rilanciare proprio questa unità dal basso, puntando al riscatto complessivo, chiedendo salario, diritti, reddito e redistribuzione della ricchezza.