LO SCIOPERO A OLTRANZA DEGLI OPERAI PALESTINESI DI TULKAREM

Fotografia di www.kan.org.il

I 75 operai palestinesi della fabbrica israeliana Yamit Sinon di filtrazione delle acque, situata presso la città di Tulkarem, in un’assemblea svoltasi nei primi giorni di gennaio 2021, hanno deciso uno sciopero a tempo indeterminato che continuerà fino a che l’azienda non accetterà le loro richieste.

In realtà, la direzione aziendale, a seguito di una vertenza aperta dal sindacato già dal febbraio 2020, poi impantanatasi nella politica dei rinvii aziendali con il pretesto del coronavirus, aveva già raggiunto un accordo a novembre con il sindacato MAAN che rappresenta i lavoratori, accordo successivamente disatteso. Il sindacato aveva fatto ricorso presso il Tribunale del Lavoro di Gerusalemme che aveva imposto alle parti, al termine di un’udienza svoltasi il 27 dicembre, un nuovo accordo vincolante. Ma, già nei giorni immediatamente successivi, l’azienda ha rifiutato di ottemperare al nuovo accordo, scatenando la reazione dei lavoratori e del sindacato.

La Yamit Sinon si rifiuta di migliorare le condizioni salariali dei lavoratori, molti dei quali da lungo tempo continuano a percepire il salario minimo; anzi, ha manifestato l’intenzione di ridurre ancora di più i salari di alcuni dipendenti, minacciando di licenziarli; si rifiuta di ottemperare alla norma che le imporrebbe di creare un fondo pensioni per i dipendenti e di pagare i giorni di assenza per malattia come imposto dalla legge.

La lotta è stata organizzata eleggendo un comitato di sciopero composto da 5 lavoratori. Il comitato ha dichiarato “Ci rifiutiamo di tornare al lavoro senza esserci assicurati che l’azienda soddisfi le nostre esigenze fondamentali”, che sono:

  • Misure di protezione per assicurare la salute e la sicurezza sul lavoro, in particolare nel contesto della pandemia;
  • Congedi per malattia e ferie pagate, come per i lavoratori israeliani;
  • Salari più elevati e un fondo pensioni che garantisca il valore dei loro contributi previdenziali fino alla pensione.

La discriminazione dei lavoratori palestinesi è una caratteristica costante della politica israeliana di apartheid e occupazione, in particolare nella Cisgiordania occupata dal 1967, che è praticamente una zona senza legge. L’area industriale in cui si colloca questa azienda è stata creata presso la città palestinese di Tulkarem proprio per poterne sfruttare a piacimento i lavoratori là residenti. L’area ospita parecchi impianti chimici israeliani con le loro emissioni che inquinano il terreno agricolo circostante, le falde acquifere, l’atmosfera, con la conseguenza largamente dimostrata di far aumentare le malattie respiratorie, le infezioni agli occhi e il cancro tra la popolazione palestinese.

L’azienda israeliana Yamit è una multinazionale specializzata nella produzione di filtri, macchinari per la desalinizzazione delle acque e nella loro ottimizzazione, attiva in tutto il mondo, con numerosi appalti sul continente americano, in Europa (Italia compresa), in Russia, in Cina.

In realtà l’attività di quella azienda, ai sensi del diritto internazionale e sulla legislazione riguardo le attività legittime in territori militarmente occupati) sarebbe proibita e illegale.